Mediamente 2.0


Presso la scuola di polizia di Spoleto, ha avuto luogo, il 30 marzo, il seminario Mediamente 2.0, ossia nuove sfide per la media education.
E’ intervenuta la prof.ssa Falcinelli che sostiene “che siamo di fronte ad una sfida che ci porta a riflettere su come la rete stia cambiando e quali siano le nuove richieste che un cambiamento così radicale sta ponendo anche alla Media Education. La Media Education è un movimento nato prima in Francia, poi nei paesi Anglosassoni con l’obiettivo di offrire conoscenza, riflessione critica, inizialmente confrontandosi con l’audiovisivo, ora anche con la rete. La rete attualmente si sta configurando come un spazio sociale di comunicazione, doove l’informazione è costruita da comunità dando vita ad un sapere aperto e diffuso. Blog, wiki, video blog rappresentano una nuova generazione di applicativi che ha cambiato il modo in cui viene prodotta l’informazione, condivisa e consumata.I frequentatori non sono più consumatori di una informazione preconfezionata ma sono autori. Quindi autorialità e socialità sono gli aspetti emergenti. La metadatazione dell’informazione è per aggregazione e non per gerarchizzazione, cioè viene ritenuta valida una conoscenza quando i membri della comunità la riconoscono come tale, ma è la comunità che attribuisce un valere alla conoscenza che viene costruita (taggatura: categorizzazione dell’informazione). C’è un enfasi sui processi comunicativi piuttosto che sui contenuti trasmessi. L’informazione ha una dimensione fluida, aperta a dimensioni nuove, a nuove suggestioni.
Emerge forte l’elemento dell’intrattenimento. Questo tipo di comunicazione è diversa da quella che possiamo sperimentare in presenza. L’amicizia virtuale non ha limiti spazio temporali, è una relazione molti molti, sono messaggi multimediale, è una dimensione fortemente simbolica dove non viene messo in gioco il corpo. Emerge tra il mondo reale e quello virtuale una contiguità per cui i ragazzi non riescono a capire dove sia il limite tra reale e virtuale”. E’ importante far capire ai ragazzi quali sono i rischi che si corrono mettendo foto o video su youtube…”
E’ intervenuto inoltre il prof. Parola dell’Università di Torino, docente di pedagogia sperimentale che ha parlato di creatività da promuovere e non di luoghi comuni da rinforzare (superficialità dei ragazzi, insegnanti inadeguati..) perchè la competenza è sempre dell’aulto anche se i ragazzi sono molto bravi ad utilizzare le tecnologie. E’ evidente che l’insegnante si deve organizzare perchè la media education non è una disciplina, ma si può trovare uno spazio nei curricola mettendo in campo progettazione, documentazione e valutazione dell’efficacia dei percorsi. In ciò è necessario avere presente il focus sulle competenze chiave come “imparare ad imparare, progettare, comunicare, collaborare e partecipare, agire in modo autonomo.”
Il prof. Renzo Menga e il prof. Mario Mattioli hanno sottolineato che il “futuro è mobile” e i media oltre ad essere vicini ai giovani per uso di suoni, colori, movimento, sono mezzi molto utili ai docenti come mezzi di condivisione della didattica quotidiana, pensiamo all’editoria digitale, alle piattaforme didattiche, ai video.
Interessantissimi i workshop pomeridiani:

* Luca Arduini: Laboratorio di animazione con Claymation
* Renzo Menga: Creare spot in contesti didattici
* Elisabetta Nanni: LIM-possibil-Mente 2.0
* Mario Mattioli: Prodcasting a Scuola

By Rita Lo Iacono e Filomena Clemente

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